lunedì 27 giugno 2011

un altro dramma sociale, quelli che "sotuttoio" www.liviocepollina.it

Un altro dramma sociale, quelli che “sotuttoio”



Quelli che “sotuttoio” sono evitati dalle compagnie, anzi, le compagnie cercano di evitarli ma inutilmente. Sono come la fastidiosa polvere sopra alla tv, non c’è panno microfibra superdotato che agisca, la rimuovi accuratamente e nel giro di un’ora …zac…è di nuovo lì. Quelli che “sotuttoio” si ficcano dappertutto, sono come quelle odiose vecchie zie che non si fanno mai i fatti loro e che ti prometti di avvelenarle con del panettone ai germogli di soia al prossimo pranzo di Natale. Quelli che “sotuttoio” normalmente non hanno un titolo che si possa considerare un vero titolo, solo qualche minimini-laurea con tesi sulla storia del Bignami o qualche diploma americano riconosciuto solo nel pianerottolo dell’editore che glie l’ha stampato. Non hanno un’esperienza di lavoro e sono privi di qualsiasi talento. Socialmente sono degli esseri inutili. Degli abusivi calpestatori del suolo terrestre. Sarebbero da uccidere ma Dio, giustamente, non è d’accordo. Hanno cambiato mille mestieri ed ognuno di questi l’hanno praticato per un periodo di tempo che va dalle due settimane ai due mesi. Oltre i due mesi si mettono in malattia, sono stanchi, non avrebbero mai più immaginato che il lavoro è fatica, ma guarda te, chi l’avrebbe mai detto... Ma per quel poco di pratica esercitata, hanno quel tanto che basta per diventare dei veri propri assi in quel lavoro tanto che si sentono idonei ad insegnarlo, anzi li chiamano anche in California per insegnarlo, poi loro non ci vanno mai ci va mai, ma questa, come direbbe il sommo Lucarelli, è un’altra storia.. Nel momento che iniziano una nuova occupazione, soffrono di un entusiasmo incontenibile, s’illudono che grazie a quella risolveranno non solo e definitivamente la loro vita, ma porranno fine alla crisi economica e ai problemi dell’intero pianeta, vedono i loro nomi scalfiti sulle cortecce degli alberi nelle foreste amazzoniche. Mi ricordo che attorno ai 25 anni incrociai un mio vecchio compagno delle superiori che era appena entrato in uno dei tanti multi level ed ovviamente voleva farci entrare anche me e tutti quelli che conosceva. Un malato che spaccava i marroni a chiunque incontrasse, più inseriva persone e più aveva la certezza che prima o poi sarebbe apparso nella rivista Forbes come uno degli uomini più ricchi al mondo. Bisognava investirci solo un milione delle vecchie lire, cifra - per me - all’epoca importantissima e i miei genitori, responsabili a differenza dei suoi che non l’hanno soppresso dopo qualche mese di vita, mai più me l’avrebbero imprestata per quel covo di fancazzisti e bevoni. Ovviamente il “sotuttoio” non gradì la mia contrarietà e al mio rifiuto replicò “ma come…ti farà schifo, quando avremo quaranta anni, guadagnare cinquanta milioni al mese?”. Non gli sputai in faccia, ma siccome sono precisino, mi appuntai nella mia agendina color rivalsa alla voce “sassi sotto la scarpa ancora da togliere”, di ri-incrociarlo a quaranta anni e chiedergli, magari attraverso quello che sarà stato un autista o segretaria zoccolone personale, come era andata a finire. Quando sei veramente motivato, il destino ti è favorevole e come un orologio svizzero me lo ritrovai a quaranta anni mentre parcheggiava una Ritmo che anche gli sfasciacarrozze avrebbero snobbato e con i neuroni godurioni a manetta mi avvicinai a lui. Finiti i saluti formali, spurgando tossine da tutti i pori come uno tsunami di Nesquik, esordii con “ma sai che fai bene a girare con questa Ritmo sgangherata, così non attiri l’attenzione”. Ovviamente il babbeo non capì ed io ri-inferì “ma sì, così non fai vedere che guadagni cinquanta milioni al mese, chi mai lo penserebbe, con questo catorcio, con questa maglietta con i 200 punti della Shell, con questo orologio che puzza di olio fritto, ma dove l’hai preso, da un droghiere di Portofino, assieme alle patatine San Carlo?”. I “sotuttoio”, riconosciamoglielo, hanno sempre la risposta pronta, comprese a cosa volevo riferirmi e si ricoprì, vantandosene, di meriti morali “Sai ho dovuto fare una scelta, o pensare al lavoro o alla famiglia”. Mi limitai a concludere con “Ah, capito, va beh pazienza, l’importante è che stiate bene e che abbiate un tetto e qualcosa da mettere sopra al piatto, poi magari una volta al mese anche una pizzetta a Montecarlo, scusa, volevo dire a Montecairo, c’è la statale comoda senza pedaggio”. Ci salutammo e, come un overdosato di Cialis in procinto di dividere la doccia con Belen, mi defilai. Quelli che “sotuttoio” non ammetteranno mai le loro figurone di menta, la presunzione fa parte del loro DNA, per la loro autostima ed un attimo di gloria sarebbero capaci di vendere la loro nonna ai talebani per essere usata come kamikaze. Con quelli che “sotuttoio” non ci potrà mai essere un dialogo, nel primo istante che qualcuno inizia un discorso, prima con il loro “no” della testa e poi con la loro saccenza fatta verbo, controbattono qualsiasi tua idea e pensiero. Solo loro sono depositari della Verità Assoluta, ed è un lusso, che ci concedano di vedere la loro Luce e così illuminarci del loro sapere. Tutto quello che stai per fare, loro l’han già fatto prima. La città che stai per visitare, loro la conoscono come le loro tasche, anzi volevano farli cittadini onorari. Il film che stai per vedere, non solo erano presenti alla presentazione, ma hanno anche fatto la controfigura dell’attore principale. Magari mentre questo doveva fare la cacca. La stessa cacca di cui, questi “sotuttoio”, sono abbondantemente cosparsi.